Il futuro di Montecarlo è nel mare. Dopo aver costruito in ogni angolo della terraferma, espandendosi in altezza perché di terreni liberi non ne esistono più da anni, l’unica possibilità per il Principato di Monaco di espandersi è di rubare terra al mare. Sì perché Montecarlo misura solamente 2 km quadrati e, dopo la Città del Vaticano è il secondo Stato più piccolo del mondo.

Negli ultimi anni sono già sorti nuovi grattacieli, l’ultimo dei quali è la Tour Odéon, l’edificio più alto di Monaco dove si trova l’appartamento più costoso del mondo e, se si considera il territorio francese, anche di tutta la Francia. Sono state abbattute vecchie – si fa per dire – palazzine a due o tre piani per erigerne altre dai venti piani in su. Ma lo spazio non è sufficiente. Il motivo è semplice: secondo l’ultimo censimento i residenti nel Principato sono arrivati a quota 40mila.

L’imponente operazione del Portier Cove prende le mosse nel 2013, quando il governo del Principato rende nota la volontà di ampliare verso il mare la costa compresa tra la spiaggia del Larvotto e le rocce delle Spélugues. Allo scopo, una procedura pubblica seleziona il gruppo guidato da Bouygues-SAM L’Anse du Portier che, supportato da ingenti capitali privati, si era candidato per completare una trasformazione da 2 miliardi di euro, con un progetto affidato alle mani di due progettisti francesi basati a Parigi, lo studio Valode et Pistre e il paesaggista Michel Desvigne e del genovese Renzo Piano.

Il progetto realizzerà residenze di lusso, organizzate all’interno di una serie di edifici di diverse dimensioni e altezze che di svilupperanno lungo la linea della nuova costa, spazi di pubblica utilità, tra cui l’ampliamento di 3.500 mq del vicino Grimaldi Forum, il centro congressi multifunzionale completato nel 2000, un nuovo parcheggio e una marina capace di ospitare 30 ormeggi, e aree a fruizione del pubblico come una piazza centrale, un parco verde di un ettaro, percorsi interni ad esclusivo uso pedonale e un lungomare. Il tutto per 60.000 nuovi mq costruiti destinati in grandissima prevalenza alla funzione residenziale.

L’ampliamento prenderà le sue forme al di sopra di un’estensione artificiale in mare della terra di 6 ettari il cui profilo sarà definito da un’imponente infrastruttura marina composta da una successione di 18 cassoni trapezoidali prefabbricati di cemento armato alti 26 metri e di 10.000 tonnellate di peso ciascuno. All’interno, uno scavo sottomarino e il suo riempimento con materiali da cava e sabbia proveniente anche dalla Sicilia – dal deposito in concessione ad Arenaria, società di Seci Real Estate, Gruppo Industriale Maccaferri – faranno da fondazione portante per tutto l’intervento edilizio.

La concessione, rilasciata ad Arenaria dalla Regione Siciliana, si trova nel mar tirreno meridionale al largo di Termini Imerese a 120 metri di profondità ed ha una capienza di circa 130 milioni di metri cubi.
Ed è proprio qui che verranno prelevate nel 2019 importanti volumi di sabbie per il progetto di “land reclamation” del Principato. 
Le sabbie sono state scelte dopo accurate valutazioni delle loro caratteristiche tecniche ed ambientali da parte della impresa di costruzione francese che si è aggiudicata l’appalto.

La cura dell’inserimento paesaggistico e ambientale e le risposte date ai problemi posti dalle necessità di sostenibilità di un intervento estremamente impattante, anche se ormai quasi usuale per l’edilizia del Principato, sono stati punti particolarmente delicati, da sempre all’attenzione di un sovrano a capo di una fondazione costituita nel 2006 che ha fra gli obiettivi primari la limitazione degli effetti dei cambiamenti climatici, la promozione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, la salvaguardia della biodiversità e la lotta contro la desertificazione.

Lo studio di impatto ambientale marino, elaborato dalla società specializzata Andromède Océanologie, e il progetto dei lavori subacquei si sono concentrati sulla riduzione del rischio di intorpidimento dell’acqua, la cui qualità sarà costantemente monitorata, proveniente sia dai sedimenti smossi dai lavori e dallo scavo, ridotto grazie all’utilizzo di particolari draghe in grado di aspirare il sedimento prima che si disperda, che dal deposito della base per le costruzioni costituita da materiali da cava di cui si prevede un lavaggio preliminare. Anche la riduzione dei rumori prodotti dal cantiere è stato un punto focale soprattutto per non disturbare i mammiferi marini. Sono inoltre previste misure compensatorie per salvare il più possibile i fondali, tra cui lo spostamento delle distese di Posidonia, ove possibile.

La tabella di marcia, da adesso in avanti, prevede: nella seconda parte del 2019 il completamento della nuova base definita dai 18 cassoni e l’inizio della costruzione dei livelli inferiori degli edifici, la consegna dei primi edifici per il 2022 e della marina e dell’ampliamento del Grimaldi Forum nel 2014, con la fine complessiva dei lavori prevista per il 2025.

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